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I Sintomi > Schiena > Cervicale > Torcicollo Miogeno

Torcicollo miogeno
Per torcicollo si intende una anomala contrazione dei muscoli cervicali che provocano una rigidità in torsione del collo che appare  dolente e immobile, con un’alterata posizione del capo che risulta deviato lateralmente e ruotato.
Esistono due forme principali di torcicollo: quello congenito e quello acquisito.
Il torcicollo miogeno congenito ha una etiologia ossea,  causato quindi da deformità connatale dello scheletro del rachide cervicale e,  dopo il piede torto, è la deformità congenita più frequente . Si manifesta entro le prime 6-8 settimane dalla nascita. Fatto importante è che circa il  20% dei bambini affetti presenta contemporaneamente displasia congenita dell’anca.
L’origine della malformazione può risiedere in una alterazione della colonna cervicale (asimmetria, fusione di più vertebre) dovuta alla retrazione e degenerazione fibrosa del muscolo sternocleidomastoideo per una anomala posizione del feto durante la gravidanza, oppure può esssere riconducibile a una displasia di uno dei due muscoli sternocleidomastoidei, che si presenta alla nascita  di lunghezza e tono diversi.
Il torcicollo miogeno acquisito, invece, può essere dovuto a problemi di natura muscolare (miositi o miopatie), osteoarticolare (artrite, artrosi, fratture), cicatriziale (in seguito a gravi ustioni del collo, cheloidi), oculare (per atteggiamento di correzione dell’astigmatismo o strabismo), neurologica (paralisi spastica oppure ostetrica o poliomielitica dello sternocleidomastoideo) o patologie neoplastiche o traumatiche. In alcuni casi il torcicollo acquisito tende a cronicizzare, ripresentandosi in seguito a colpi di freddo, infezioni, sforzi muscolari o vizi posturali durante il sonno.

Epidemiologia
Rappresenta il più comune tra i disturbi muscolo-scheletrici dell’infanzia (Yim, 2009), con un’incidenza di 0,0084-3,92% dei neonati. (Han, 2011). Il lato colpito con maggiore frequenza è il destro; la lesione colpisce indifferentemente il sesso maschile ed il femminile, con una lieve prevalenza di quest’ultimo. L’ereditarietà della lesione è dimostrabile solo attraverso un numero esiguo di casi, ma indubbiamente vi è una certa familiarità; a volte il torcicollo miogeno congenito si accompagna ad altre deformità congenite, quali piede torto congenito, displasia congenita dell’anca, labbro leporino, deformità del viso e dell’orecchio (Canepa, 1992).

Sintomatologia
Nella sua fase acuta, la contrattura dei fasci muscolari può essere molto intensa e il dolore può irradiarsi in altre parti del corpo come le spalle, le braccia e, nei casi più seri, anche alle dita delle mani.

Diagnosi
La diagnosi è  prevalentemente clinica, ovvero basata sull’esame fisico. Il capo del bambino affetto da torcicollo miogeno appare inclinato lateralmente e leggermente ruotato nel verso opposto all’inclinazione. Alla palpazione del collo si evidenzia una massa indolente adesa al ventre del muscolo sternocleidomastoideo; dopo 2-4 mesi si manifestano i segni di retrazione fibrotica del muscolo sternocleidomastoideo, il ventre muscolare malato appare teso e prominente, alla palpazione il muscolo si rileva duro e anelastico (fibrosi).
L’utilizzo dell’imaging radiografico ed ecografico può venire in aiuto nei casi più complessi. Prima di sottoporre il bambino a qualsiasi trattamento bisogna identificarlo in uno dei seguenti profili clinici (Jaiswal, 2005):
a) Tumefazione dello sternocleidomastoideo che spesso assume i caratteri di “un’oliva”
b) Torcicollo muscolare (ispessimento e retrazione del muscolo sternocleidomastoideo)
c) Torcicollo posturale (senza tumefazione o retrazione del muscolo sternocleidomastoideo.
Di solito i pazienti a) e b) sono i più adatti a ricevere una terapia chirurgica.
All’esame clinico viene valutato l’arco di movimento del collo mediante rapportatore artrodiale, per le misure della rotazione cervicale, della flessione laterale della testa e della flessione cervicale antero-posteriore. ll bambino viene messo in posizione supina con spalla bloccata e testa e collo supportati dall’esaminatore, in modo tale che la testa sia libera di muoversi in tutte le direzioni. Il range di movimento passivo del collo viene misurato e comparato rispetto al controlaterale sano. Le limitazioni del movimento passivo vengono classificate in 4 sottogruppi:
1) Nessuna limitazione al movimento passivo
2) Limitazione di  15°
3) Limitazione tra 16° e 30°
4) Limitazione  30°
Per una valutazione finale di tutti i risultati si può utilizzare lo Score di Sheet, che valuta i deficit di movimento passivo, deficit di flessione laterale, asimmetria cranio-facciale inclinazione della testa, criteri soggettivi dei genitori (fattore cosmetico e funzionale) raggruppandoli in eccellenti, buoni, discreti, e scarsi.
In presenza di una massa palpabile, l’esame ecografico permette di differenziare un torcicollo muscolare congenito da quello di origine ossea o neurologica. Uno studio recente ha dimostrato che vi è una correlazione tra le caratteristiche ecografiche del muscolo sternocleidomastoideo e la gravità clinica del torcicollo miogeno congenito nei neonati e che anche nei pazienti con grave fibrosi grave del muscolo sternocleidomastoideo, un programma di fisioterapia precoce ed intensivo con regolari controlli sembra essere una buona strategia di trattamento (Lee, 2011). Si consiglia invece un accurato studio radiografico del rachide cervicale nei casi di fallimento della terapia fisica e nei casi di deformità cliniche atipiche.
L’esame radiografico consiste in una proiezione frontale e laterale della colonna cervicale posizionando, come possibile, in maniera dritta, la testa ed il collo del bambino. Come dimostrato da Snyder e Coley in un recente studio, il quadro radiografico del rachide cervicale nel piccolo paziente, purtroppo, è spesso di difficile interpretazione e può dare molti casi di falsi positivi (Snyder e Coley, 2006). Questa situazione, oltre ad accrescere l’ansia dei genitori porta a sottoporre il piccolo ad ulteriori esami quali la risonanza magnetica e la tomografia computerizzata.
Per la RMN, di solito si deve effettuare una sedazione con le possibili complicanze a cui può andare incontro il bambino.
La TAC espone il paziente a radiazioni ionizzanti che potrebbero incrementare il rischio di sviluppare un carcinoma in futuro. Per questo motivo, nella maggioranza dei pazienti in cui il quadro radiografico è normale (esclusione anormalità ossee) non si richiedono ulteriori esami di conferma.
La persistenza della deformità oltre il primo anno di vita dà origine a modificazioni permanenti del capo e del volto del paziente con asimmetria cranio-facciale con emiatrofia della faccia e del cranio dal lato della retrazione muscolare (“cranioplegia” o scoliosi facciale) .

Trattamento
Obiettivo del trattamento del torcicollo congenito è l’allungamento del muscolo sternocleidomastoideo accorciato.
Nei neonati e nei bambini piccoli, ciò si ottiene con lo stretching passivo, cioè tentando una correzione con delicate manipolazioni in senso contrario alla deformità (inclinando il capo verso la spalla dal lato opposto a quello della lesione e ruotando il mento verso la spalla dal lato leso). Gli esercizi debbono essere eseguiti cautamente e ripetuti più volte nell’arco della giornata. Tali trattamenti hanno spesso successo, soprattutto se iniziati entro 3 mesi dalla nascita.
Dopo si deve approntare una terapia posturale, mettendo il bambino nella culla in maniera tale da arrestare la deformità del cranio (posizione prona con testa rivolta verso il lato leso oppure di fianco dal lato leso in modo tale che il cuscino distenda il muscolo), stimolare il bambino a girare attivamente la testa dal lato leso mediante luci e giochi posti da quella parte, e tenerlo in braccio lasciando cadere in reclinazione la testa, per permettere al muscolo colpito di stirarsi per gravità.
L’intervento chirurgico per correggere l’accorciamento del muscolo, può essere fatto dopo il primo anno d’età, se altri metodi di trattamento sono falliti. Si effettua una tenotomia bipolare attraverso una doppia incisione; una parasternale per resecare i capi sternale e claveare e una più piccola paramastoidea per il capo mastoideo. Successivamente all’intervento viene confezionato una minerva gessata(gesso a diadema), atteggiando il capo in ipercorrezione, per evitare che aderenze cicatriziali riproducano la deformità. L’apparecchio gessato sarà quindi sostituito con un tutore ortopedico che, mantenendo la correzione, consentirà esercizi attivi di rieducazione motoria e cicli di fisiochinesiterapia. I risultati migliori si hanno quando il paziente viene operato prima dei 6 anni di età e più in generale si può affermare che , essi sono inversamente proporzionali rispetto al tempo intercorso tra l’esordio della deformità e l’intervento e l’entità della deformità stessa.

sitografia:
http://www.fisiobrain.com

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