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Fratture post-menopausa e impatto su qualità di vita

Fratture post-menopausa hanno alto impatto su qualità vita
Uno studio internazionale su 50.461 donne in post-menopausa evidenzia un elevato impatto delle fratture non femorali e non vertebrali (Nhnv: non-hip, non-vertebral) sulla qualità della vita e suggerisce l’importanza di mettere in atto misure di prevenzione. A fronte di crescenti evidenze dell’aumento della morbilità e dei costi sanitari associati a queste fratture, gli autori ne hanno analizzata l’incidenza durante un periodo di un anno, distinguendo tra fratture Nhnv maggiori (bacino/gamba e spalla/braccio) e minori (polso/mano, caviglia/piede costola/clavicola). Le donne partecipanti allo studio hanno avuto complessivamente 1.822 fratture; nel 57% dei casi Nhnv minori e nel 26% Nhnv maggiori rispetto alle percentuali molto più contenute delle fratture a carico della colonna vertebrale (10%) e del femore (7%). La qualità della vita connessa alla salute è stata misurata attraverso lo strumento EuroQol EQ-5D, che ha mostrato un effetto negativo più marcato delle fratture spinali, seguite dalle Nhnv maggiori. Queste due tipologie hanno comportato i maggiori problemi in termini di mobilità e le fratture spinali hanno anche portato un minor grado di autonomia, più limitazione nelle attività e più dolore. Il deterioramento nella funzionalità fisica e nello stato generale di salute è stato superiore nelle fratture vertebrali e femorali. Nonostante queste fratture abbiano un impatto superiore, gli autori sottolineano che, anche in ragione della loro elevata frequenza, le fratture non femorali e non vertebrali richiedono una maggiore attenzione e prevenzione nell’ambito della cura delle persone con osteoporosi.

Osteoporos Int, 2012; 23(12):2863-71

 
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